
Mia nonna mi raccontava che i suoi genitori solevano curare la loro ipertensione arteriosa con le sanguette. Le sanguisughe. Il nome scientifico è Hirudo Medicinalis: un comune parassita che vive in acque palustri.
Le sanguette si potevano acquistare dai barbieri, presso i quali in parte ancora resisteva la consuetudine medievale di praticare piccoli atti chirurgici, come le estrazioni dentarie, l’asportazione di cisti sebacee, la cura di piccole ferite, l’incisione di ascessi, l’esecuzione dei salassi.
La sanguetta veniva applicata in sede retro-auricolare o peri-ombelicale, o in qualche altra zona cutanea, possibilmente in prossimità di una vena superficiale, dove essa, dotata di una ventosa, prontamente aderiva e, in maniera indolore, “succhiava” una cospicua quota di sangue, che la faceva visibilmente rigonfiare.
Tecnicamente questa pratica determinava un piccolo salasso, in grado di generare un’ipovolemia (una riduzione del volume di sangue circolante) ed una conseguente riduzione della pressione arteriosa! (Immagine: “Les Sangsues”, litografia di Louis Leopold Boilly, 1827).